"L'alunno Luca B. durante la spiegazione di matematica simula una radiocronaca di fittizie partite di calcio. Gli alunni S.E., R.M., P.P, S.C., G.D.L., G.P., F.D.F., parteggiando per una squadra o per l'altra, esultano rumorosamente disturbando il regolare svolgimento della lezione." Prof. Murra anno scolastico 1994-95
Torgio Giosatti intervista in esclusiva il mister del Terlizzi F.C. Paolo Memola
Mister Memola si confessa a fine stagione: “Per certe cose sono come Zamparini, se uno non rende va spronato”
“Il dopo-Toni si chiama Ibra”
“Oddo non sarà riconfermato: al suo posto Mesto o Comotto. Vorrei un gemellaggio con Delinquere”.
Arriva puntualissimo mister Memola in Lega Green. Dopo aver aspettato mesi quest’intervista, ora sfoga senza mai titubare le sensazioni di un intero campionato passato facendo scalpore nelle zone nobili della classifica. Si confessa a 360 gradi il manager pugliese, dai primi attriti con Luca Toni fino all’amarezza per aver perso il titolo di capocannoniere, dallo scudetto del Lupiae alla salvezza del Delinquere, fino ad arrivare ai prossimi obiettivi del mercato azzurrogranata. E lo fa senza mai scomporsi, senza mai abbandonare il taglio “politically correct” che lo ha contraddistinto sin dalla prima uscita ufficiale in Serie A Green (sconfitta in Champions col Lupiae 4-3, con tanto di complimenti all’avversario): sempre attento nel pesare le parole, all’apparenza sembra un “buonista”, prodigo di complimenti per tutti, ma in realtà dimostra di essere schietto e senza peli sulla lingua quando non risparmia le critiche ai vari Oddo e Belleri oppure quando, sempre col massimo fair play, non le manda a dire al deludente Curtale. Inappuntabile neppure con il provocatore Totò Alaimo che, incuneatosi a sorpresa nelle stanze dell’intervista, lo punzecchia sull’immodestia, dopo che aveva dichiarato: “La prossima stagione vorrei puntare più in alto, le qualità ci sono”. Un manager, insomma, che ha dimostrato serietà nella gestione passata ma anche per la programmazione futura, realismo (“Ho pagato l’inesperienza”) e tanta voglia di migliorarsi e mettersi in gioco.
Il tutto, ovviamente, ai microfoni di Torgio Giosatti.
Allora mister Memola, domanda di rito: dopo il suo primo anno in Serie A Green, che impressioni ha avuto?
Dunque, l’impressione è stata certamente positiva. Mi è piaciuto il fatto che ci sia stata molta concorrenza per i giocatori all’asta ma soprattutto, mi creda, non mi aspettavo tutta questa passione attorno alla Serie A Green. Devo dire che un po’ ho pagato lo scotto dell’inesperienza, però penso di aver imparato molto.
Beh, un quarto posto per una matricola non è certamente da buttare. Ma che peso effettivo dare a questo piazzamento?
Secondo me è stato sia il risultato di alcune buone scelte di mercato sia la cosiddetta “fortuna del principiante”. Devo dire grazie senza dubbio a Luca Toni, perché senza di lui…
Luca Toni, appunto, impossibile non parlarne. Ci può raccontare la sua versione dei fatti sul famigerato scambio Crespo-Toni?
Inizialmente è stato uno scambio discusso, perché il rapporto con Luca non era cominciato nel migliore dei modi, si è aggiustato lungo il cammino…
A un certo punto è addirittura finito sul mercato…
Si perché dopo tre partite non era ancora andato a segno e in queste cose io sono come Zamparini: se uno non rende va spronato.
Alla fine però gli è andata bene.
Si alla fine si, perché devo riconoscere che senza di lui non so in che punto della classifica sarei finito.
Lei dice che con Crespo e Makinwa invece di Toni il Terlizzi sarebbe finito più in basso?
Bah, Crespo ha garantito un certo numero di gol, ma Makinwa no.
E il Lupiae con Toni?
Il Lupiae poteva comunque contare su un altro attaccante di valore, Adrian Mutu, che ha in ogni caso reso tantissimo.
Un altro acquisto certamente azzeccato è stato quello del portiere, Doni. La scelta di puntare sugli estremi difensori della Roma era premeditata o è stato un caso?
Bisogna riconoscere che ha subito meno gol del previsto, ma i portieri sono stati una mia scelta fin dall’inizio. Non dimentichiamo anche l’importanza di Curci, una giovane promessa che si è fatta trovare pronta quando c’è stato da sostituire Doni, senza farmi giocare in dieci.
Il mercato del Terlizzi è stato però contraddistinto anche da cessioni eccellenti: cominciamo da Zauri?
Purtroppo si. Per Zauri a dir la verità mi sono lasciato, ahimè, fregare dalla volpe Dario: mi sono pentito amaramente di averlo ceduto, sebbene Bertotto non si sia poi comportato male.
Foggia invece?
Foggia è stato un grande rimpianto perché mi sarei aspettato che esplodesse nella Lazio, poi invece è andato alla Reggina ed ha fatto vedere di cosa è capace: spero di riprenderlo l’anno prossimo.
Soncin?
Soncin è stata un’altra bella fregatura, dovuta alla mia trascuratezza riguardo ai movimenti del mercato di gennaio. Non sapendo che sarebbe finito all’Ascoli, infatti, ho preso Inzaghi che mi ha segnato alla prima giornata e poi “è morto”…
E Pirlo?
Eh quella si…Più che altro, vede, Pirlo è stato si un buon giocatore, ma in fase realizzativa ha un po’ arrancato. Aveva una media del sei, sei e mezzo, ma io ho sperato in Flachi che, essendo un attaccante titolare, capitano e rigorista poteva aumentare il nostro peso in zona gol.
Ritiene che il provvedimento preso dalla Disciplinare per Flachi sia stato giusto?
Giusto, giusto: quel che è giusto è giusto, purtroppo.
Rimanendo in tema di amarezze, quanto brucia la classifica marcatori persa per un soffio da Toni?
Purtroppo per lui e per noi, un po’ l’infortunio, un po’ il passaggio al Bayern Monaco…
Ah perché secondo lei il trasferimento in Germania ha influito sulle prestazioni del bomber?
Secondo me Toni avrebbe dovuto comunicare il suo addio a fine campionato. Malauguratamente l’ha voluto fare prima e ne abbiamo pagato un po’ le conseguenze, diciamo.
Titolo a Totti meritatamente, dunque.
Si, onore al merito: è stato un vero trascinatore.
Lei convive con un'altra matricola della Serie A Green, Domenico Sergi, il cui torneo però è stato nettamente inferiore al suo. Si aspettava che il Delinquere avrebbe trovato tutte queste difficoltà?
Guardi, nemmeno io me l’aspettavo che finisse a lottare per non retrocedere. Inizialmente aveva fatto anche dei buoni acquisti, gente come Kaka, Inzaghi, Semioli.
A cosa è dovuta, secondo lei, questa mediocre stagione dei calabresi?
Considerando che Domenico non si è mai lasciato andare, ha sempre seguito la squadra e fatto la formazione, magari alcune scelte sbagliate a livello di schieramento, di capitano così come le vicissitudini col portiere possono aver influito. Però devo dire che nelle ultime giornate si è ripreso alla grande con Reginaldo e Riganò e la salvezza è più che meritata.
Scudetto al Lupiae: giusto così?
Credo di si. L’esperienza maturata in dieci anni comunque si è fatta sentire e Luca Brindisino ha avuto costanza nei risultati domenica dopo domenica.
Cosa hanno avuto in meno Rangers e Star9?
Guardi, io dello Star9, sinceramente, non me lo aspettavo proprio. Non perché fosse una squadra scarsa, però i suoi due attaccanti Budan e Spinesi mi lasciavano dei dubbi. Invece hanno spaccato eccome…
Tontodonati è un avversario che non conosco molto bene, comunque ho visto in lui una crescita spaventosa durante il corso del campionato.
C’è una squadra in particolare che secondo lei ha deluso più delle altre?
Secondo me il Curtale. Io avrei scommesso sul Curtale sulla carta ed anche dopo i rinforzi di gennaio la squadra di Dario Brindisino poteva arrivare tranquillamente al secondo posto. Non so come alla fine si è ritrovato sesto.
C’è da dire che gli arancioblu hanno avuto una serie impressionante di infortuni.
Anch’io potrei dire che se non fosse stato per Toni infortunato, Flachi dopato e Inzaghi usato solo per la Champions, non sarei rimasto con il solo Pepe lì davanti…
Sta dicendo che il Terlizzi con tutti gli effettivi avrebbe anche potuto puntare allo scudetto?
Non dico per lo scudetto, ma per il secondo o terzo posto si…
E c’è, invece, qualche squadra che a suo parere è andata ben oltre le previsioni?
Ribadisco, lo Star9 di Gigi Maggiore: non mi aspettavo che avrebbe retto al vertice fino alla fine. Ma anche il Lupiae mi ha impressionato per la conoscenza approfondita del fantacalcio da parte del suo mister, che tra l’altro colgo l’occasione per ringraziare per l’affare Toni e per avermi consigliato alcuni buoni calciatori, uno su tutti Davide Moro.
C’è qualcuno tra i suoi giocatori che l’ha favorevolmente colpita quest’anno?
Certo, sono rimasto molto soddisfatto del centrocampo, in particolare di Moro e Mudingayi, che ho preso dal Delinquere. Anche in difesa Oddo ha fatto bene, anche se da quando è approdato al Milan il suo rendimento è un po’ calato.
In compenso, dopo qualche esperimento, nella Lazio ha liberato il posto a Belleri, sempre del Terlizzi.
Belleri purtroppo devo dire che non mi è piaciuto molto, non mi ha convinto.
Si è parlato molto di prestiti in questa stagione 2006-07. Qual è la sua opinione in proposito?
Mah, i prestiti sono un’arma a doppio taglio. Possono far comodo quando una squadra è in difficoltà, ma allo stesso tempo penalizzano quella che per caso se la ritrova contro.
Ha qualche proposta al riguardo?
No, dico solo che i prestiti andrebbero fatti massimo fino al mercato di gennaio, perché nelle ultime giornate falserebbero il campionato, creando situazioni di tensione.
Dovrebbero essere inclusi anche dei fantamiliardi?
Bah, credo che alla fine i soldi che uno caccia così poi in qualche modo ritornano. Ma ripeto, sono d’accordo coi prestiti ma solo fino a gennaio-febbraio, tassativamente no a fine campionato. Magari si può mettere un limite di 3 o 4 prestiti al massimo per squadra in tutto il campionato.
Parliamo del prossimo anno: quale sarà la strategia del Terlizzi, confermare o rivoluzionare?
Diciamo che ho intenzione di riconfermare quattro o cinque elementi…
Uno di questi potrebbe essere Massimo Oddo?
Onestamente su Massimo non abbiamo ancora deciso. Non perché non sia un buon giocatore, per carità, ma ci frena un po’ il fatto che da quando è finito al Milan non è più rigorista, nelle partite pre-Champions fa turn over con Cafu e quindi…ho altri piani in mente per le fasce!
Ci può fare dei nomi, delle anticipazioni per i tifosi?
Per i tifosi questo ed altro: i nomi per le fasce sono Comotto o Mesto.
Chi erediterà la fascia di capitano abbandonata da Luca Toni?
C’è un obiettivo in difesa, di cui non posso rivelare il nome, che cercheremo di prendere a tutti i costi: sarà il perno della difesa.
Per l’attacco invece?
Ci sono tre nomi per il momento. Il primo è Quagliarella; l’altro è Iaquinta, che con il passaggio alla Juventus sarà sicuramente una sorpresa; il terzo sarà un giocatore di una squadra molto forte: il sogno sarebbe Ibrahimovic, però è tutto da vedere. Dipende dalle trattative.
Quali sono gli obiettivi del Terlizzi Football Club per l’anno prossimo?
Eh guardi, confermarsi è sempre difficile, la cittadina si aspetta molto. Spero di arrivare sempre tra i primi quattro…oddio, vorrei puntare più in alto, perché le qualità ci sono: spero di riuscirci.
Un ultima domanda: crede alla cabala?
In parte.
L’anno scorso le matricole Dolphins e Rangers si piazzavano terzo e ottavo. Quest’anno si sono ribaltati i ruoli: succederà anche per Terlizzi e Delinquere?
No, al massimo correremo insieme, ma di ribaltarsi non se ne parla assolutamente. Anzi, sicuramente faremo un gemellaggio!
Personaggio folcroristico, ma al contempo furbo e avveduto, Memola dà in pasto ai media Quagliarella e Iaquinta per distrarre dagli obiettivi primari del Terlizzi, anche se la pista Ibrahimovic pare sia abbastanza convincente. Non cede, invece, il mister azzurrogranata per quanto riguarda il futuro capitano, ma tutti gli indizi sembrano portare al nome di Marco Materazzi (“Sarà il perno della difesa, lo prenderò a tutti i costi”). In ogni caso, cabala a parte, il progetto-Terlizzi è ambizioso e lascia intendere a tutti gli effetti che anche un piazzamento sul podio nella stagione 2007-08 potrebbe non bastare.
Torgio Giosatti
Riconoscimenti Serie A Green 2006-07
Giovedì scorso abbiamo consegnato premi e riconoscimenti per la stagione appena conclusa. I presenti erano (in ordine di piazzamento): Lupiae, Star9, Terlizzi, Akragas, Wailers, Amici e Delinquere. Assenteismo spinto, dunque, forse perchè il sottoscritto ha sbagliato a scrivere "festa del fantacalcio", quando in realtà a fine campionato ci si deve vedere come e comunque per saldare debiti e crediti. Nessun retrocesso, infatti, si è presentato, creando più di qualche problema con i danari: come recuperarli adesso, infatti? Solo Petito ha estinto il suo debito con Sergi, gli altri son dispersi, sappiamo solo che Gallicchio è in Salento ed ha pensato bene di farsi ritirare la patente (Bless Marco!). Ora, io non so più se rifaremo una festa a fine campionato, però quel che è certo sono due cose:
1) Chi non salda i debiti non sarà ammesso alla Serie A Green 2007-08
2) La presenza alla riunione di Lega 2007-08 di fine campionato sarà obbligatoria, al fine di non ripetere le incresciosità di quest'anno.
PS: chi volesse ritirare i riconoscimenti li può venire a prendere da casa.
1) PANCHINA D’ORO (miglior allenatore)
· LUIGI MAGGIORE (STAR9): Per il terzo anno consecutivo il mister di Calimera concorre per il titolo di miglior allenatore. Con una squadra sulla carta mediocre centra un terzo posto che sa di miracoloso, arriva in semifinale di Champions e piazza Stankovic sul podio dei cannonieri. Scusate se è poco. 3
· GIOVANNI TONTODONATI (RANGERS): Perde il titolo per un soffio a causa degli scontri diretti, ma il suo sms con la formazione al sabato non manca mai. Capisce che per essere competitivi nella Serie A Green non si possono fare altri tornei, per cui trascura il fantacalcio del suo paese, seppur molto sentito. La sua competenza calcistica non si discute. 5
· LUCA BRINDISINO (LUPIAE): non voleva assolutamente mancare all’appuntamento col titolo nell’anno del decennale della fondazione del Lupiae. Rimane in testa dalla prima alla ventunesima giornata, scende al terzo posto solo per due settimane ed esce in semifinale di Champions con la vincitrice Amici. Uno scudetto voluto e ottenuto con lacrime, sudore e sangue. 3
2) PANCHINA DI LEGNO (peggior allenatore)
· DAVIDE D’ADAMO (PIGMEO): si presenta alla Serie A Green con un’intervista altisonante e i primi risultati sembrano dargli ragione. Poi il calo, dovuto all’inesperienza e alla troppa foga, come già dimostrato in sede d’asta con il caso-Vucinic. Retrocede mestamente alla penultima giornata, quando bastava mettere un capitano per fare più di 67. 0
· MATTEO CASILLI (FASHION): Svogliato, approssimativo, impreparato. Chi più ne ha più ne metta. Nemmeno la famigerata rivalità coi cugini dell’Atletico quest’anno riesce a svegliare dal torpore il neolaureato Matteo Casilli. La querelle-Del Grosso è solo la punta dell’iceberg: retrocessione inevitabile, così come la lettera di dimissioni. 6
· MARCO PETITO (PACCIANI): Da presidente costruisce una squadra da Champions, da allenatore sciupa tutto con la solita lascivia (vedi ultima giornata, con Lucarelli e Rossini in panchina). Dà la formazione solo se qualcuno glielo ricorda, e questo è inaccettabile in un torneo a 16 squadre. Risultato? Ovviamente identico a quello dei due anni precedenti: retrocessione. Peccato. 5
3) SCRIVANIA D’ORO (miglior presidente)
· GIOVANNI TONTODONATI (RANGERS): Dopo l’ottavo posto dell’anno scorso qualcuno deve averlo preso un po’ troppo sottogamba. Fatto sta che Giovanni Tontodonati allestisce a settembre un organico che effettivamente, eccezion fatta per Maicon, rimane lo stesso fino a maggio e centra il secondo posto. Chi gioca nella Serie A Green sa perfettamente che mettere 11 titolari ogni domenica è sempre una peripezia: lui non ha avuto nemmeno bisogno del mercato di riparazione. Chapeau. 4
· LUCA BRINDISINO (LUPIAE): A febbraio la rosa del Lupiae è inferiore a quella dei Rangers. Brindisino se ne avvede e corre ai ripari in grande stile: Pizarro, Corini, Foggia e Di Biagio sono il frutto di giorni intensissimi di mercato, vissuti tra internet, telefono e incontri face-to-face 24 ore su 24. Quando a settembre prende Crespo per Toni gli altri hanno già pronta la camicia di forza: lui l’accetta di buon grado, ma con uno scudetto cucitole sul petto. 5
· SALVATORE ALAIMO, detto TOTO’ (AKRAGAS): Due retrocessioni consecutive bruciano. Alaimo non ci sta a fare la squadra materasso ma non smentisce la politica che lo ha contraddistinto sinora: puntare sui giovani e su qualche chioccia. Quest’anno però imbrocca praticamente tutte le scelte, da Pandev a Figo, da Matteini a Cavani fino a Vieri, che gli consente lo sprint finale decisivo, in barba a chi dava per bolliti sia Bobo, che Toto… 2
4) SCRIVANIA DI LEGNO (peggior presidente)
· MATTEO CASILLI (FASHION): Troppa Roma, troppa Roma. Anche quest’anno la passione dell’ultras ha la meglio sulla razionalità del Presidente. Ma l’annus horribilis del Real Fashion si completa con il totale disinteresse per le sorti della squadra, come dimostra il blog inutile e vuoto aperto a settembre e il fatto che si fa gestire il mercato da Dario Brindisino senza curarsi né di acquisti né di cessioni, con un’indifferenza che ha il suo culmine nell’affaire Del Grosso. Inaccettabile. 5
· MATTIA D’ALESSANDRO (DOLPHINS): Era stata la rivelazione della scorsa stagione: terzo in campionato e duello con Tontodonati stravinto. Quest’anno i ruoli si sono invertiti e i Dolphins di Mattia D’Alessandro non sono andati oltre una tranquilla salvezza. Colpa anche di un mercato tutt’altro che avveduto che ha visto gli abruzzesi privarsi a un certo punto di Taddei, Locatelli, Di Natale e Manfredini per Luciano, Giacomazzi e un imbarazzante Adriano, autore di una sola rete nella Serie A Green. Fatto sta che D’Alessandro perde ben presto le speranze di un campionato di vertice e gestisce la squadra con troppa sufficienza. Tutto fumo e niente arrosto. 6
· DOMENICO SERGI (DELINQUERE): L’esordio nella Serie A Green, si sa, non è mai facile. L’esperienza rappresenta un fattore fondamentale in un torneo in cui le doti da allenatore, da sole, non bastano. Lo ha imparato a sue spese Domenico Sergi, che col suo Delinquere riesce comunque a salvarsi per il rotto della cuffia, nonostante parecchie operazioni di mercato discutibili. Di lui si dice che sia diventato la squadra B del Curtale, ma anche alcune scelte operate a settembre sono sembrate poco felici. Fieno in cascina, ma sicuramente non un’annata da ricordare. 0
5) PREMIO FAIR PLAY (per il manager più sportivo)
· CARLO MANCINI (WAILERS): Incommensurabile il suo self-control durante l’asta quando D’Adamo minaccia di rigargli la macchina se non avesse riavuto Mirko Vucinic, secondo lui sottrattogli illegalmente dal Presidente dei Wailers. Alla fine, dopo qualche mese, Mancini cede e scambia il montenegrino con Julio Ricardo Cruz. Preso dal rimorso, decide che la trattativa era troppo conveniente per essere vera, e vende Cruz al Curtale per Cocco: se non è fair play questo… 4
· LUCA BRINDISINO (LUPIAE): Quando Vicinelli espugna il Sant’Oronzo schierando due capitani, la tentazione di fare ricorso è forte…Prende Bogdani dal Pacciani in cambio di Danilevicius al termine di una trattativa estenuante, ma dopo 5 giorni Petito lo richiede indietro perché non ha bisogno di una precedenza. Il Lupiae quel mese perde praticamente sempre un voto in attacco, ma Bogdani torna al Pacciani. 2
· MARCO GALLICCHIO (RULES): Accetta la più impossibile delle sfide subentrando al cestinabile Corazza alla guida di una squadra già retrocessa in partenza, con mille infortunati e titolari che si contano sulle dita di una mano. Afferma: “L’obiettivo è quello di non arrivare ultimo”. Ci riesce in pieno e, ciononostante, consegna la formazione anche all’ultima giornata contro i Rangers per non falsare la lotta scudetto. Un signore. 5
6) PANTALEO CORVINO D’ORO (miglior acquisto)
7) GINO DIMITRI D’ORO (miglior affare)
8) ROBERTO RIZZO D’ORO (miglior giovane scoperto)
9) ERNESTO CHEVANTON D’ORO (migliore rivelazione)
9) PEPPINO PAVONE DI LEGNO (peggior affare)
10) CARLO REGALIA DI LEGNO (maggiore delusione)
11) JOHNATAN BACHINI DI LEGNO (honoris doping)
12) ALESSANDRO CONTICCHIO D’ORO (miglior capitano)
In attesa di sapere a chi verranno assegnati i 13 riconoscimenti 2006-07, posto le nomination dell'anno scorso, così per farci quattro risate.
PREMI SERIE A GREEN 2005-06
1) PANCHINA D’ORO (miglior allenatore)
· MATTIA D’ALESSANDRO (DOLPHINS): con una squadra sempre bersagliata da infortuni, assenze e partenze eccellenti è riuscito ad andare oltre le aspettative iniziali centrando una zona champions più che soddisfacente al suo primo anno di Serie A Green. 2
· FRANCESCO LATINO (SFACCIM): si aggiudica il tricolore dopo una cavalcata vincente nonostante in pochi avrebbero scommesso sulla sua rosa a settembre. Spreme Adriano finchè è in forma, poi trova con Tavano e tanti altri comprimari di lusso i punti decisivi per la vittoria. 2
· LUIGI MAGGIORE (STAR8): trionfa in Coppa per la prima volta e dà filo da torcere allo Sfaccim campione. Anche quest’anno Maggiore ha dimostrato di essere competitivo a tutti i livelli, a prescindere dal numero delle squadre partecipanti al campionato. 6
2) PANCHINA DI LEGNO (peggior allenatore)
· STEFANO ERRICO (RAPOLLA): doveva essere il suo grande ritorno nella Serie A Green, ha invece confermato tutti i dubbi che si avevano all’inizio sulle sue doti di tecnico. Mai costante nel dare la formazione, sempre disattento ai movimenti di mercato, non tiene affatto fede alle aspettative. 4
· GIANNI NARDIELLO (AQUILAE): con la rosa più competitiva del torneo, si salva a una giornata dalla fine. Questo il pessimo bilancio di Gianni Nardiello con l’Aquilae, che non è stato capace di sfruttare al meglio tutto il potenziale a sua disposizione, commettendo errori a volte clamorosi, come quello di lasciare Trezeguet in tribuna per oltre tre mesi. 3
· GIUSEPPE VICINELLI (SPIT): la squadra allestitagli dal fratello Enrico non era proprio quello che si attendeva, ma dopo la brillante annata scorsa da Giuseppe Vicinelli era lecito attendersi di più. La sua pecca maggiore è quella di sbagliare sovente lo schema di gioco, perdendo di conseguenza voti. Un black out verso la fine del torneo gli costa addirittura la retrocessione. 3
3) SCRIVANIA D’ORO (miglior presidente)
· ROBERTO BARTOLOMUCCI (AMICI): la sua squadra è mix di classe, esperienza, nuove e vecchie rivelazioni e “picchiatori”. Grazie alla sua sagacia in sede d’asta sfiora la vittoria in Coppa e, all’ultimo mercato di riparazione, si esibisce in una sessione fatta di cessioni e plusvalenze da vero magnate del settore. 4
· GIANNI NARDIELLO (AQUILAE): in un campionato a 16 squadre era praticamente impossibile costruire una rosa forte come la sua. L’Aquilae avrebbe potuto benissimo competere anche in un campionato a 10 o 12 squadre: forte in tutti i reparti, ogni domenica almeno un goleador era targato grigioazzurro. 3
· MARCO PETITO (PACCIANI): non riesce ad essere presente all’asta iniziale, ma si rivela subito attivo in sede di mercato. Si “vendica” con l’amico Luca Brindisino della cessione di Flachi dell’anno scorso soffiandogli Tiribocchi e Vergassola. Quando a marzo la sua squadra è praticamente decimata, sfodera una sessione di mercato che rivoluziona la rosa, rendendola una tra le più competitive del campionato. 3
4) SCRIVANIA DI LEGNO (peggior presidente)
· TOTO’ ALAIMO (AKRAGAS): anche quest’anno la sua retrocessione era annunciata. Peccato, perché dà la formazione quasi ogni domenica, ma il suo essere lascivo in sede di mercato e l’aver collezionato ben 16 punti di penalizzazione per mancato pagamento, gli hanno fatto battere tutti i record negativi della Serie A Green. 6
· STEFANO ERRICO e CLAUDIO SANNINO (RAPOLLA): l’accoppiata Errico Sannino ha fallito su tutti i fronti. Una campagna acquisti da brividi, una squadra che rimane presto senza portiere e che ha nel solo Toni, quando Vieira ha smesso di fare il fenomeno, una lampadina accesa. Anche dopo un sostanzioso mercato (dove pure Errico si presenta in ritardo), i gialloneri faticano ad essere undici in campo. 3
· ATTILIO MAGURANO (MODIASPARA’): non ha imparato la lezione dell’anno scorso e paga anche questa volta due punti pesantissimi di penalizzazione per il ritardo nel pagamento. Alle aste è sempre assente, nonostante un buon gruzzolo da parte e tante precedenze da sfruttare: superficiale. 1
5) PREMIO FAIR PLAY (per il manager più sportivo)
· FABRIZIO FLIPPER (FLIPPER): non si è praticamente mai inserito negli affari quotidiani della Serie A Green, mai un messaggio sul Forum, ma neanche una protesta o chiacchiera da bar. Però, difficilmente il sabato pomeriggio faceva mancare l’sms con la sua formazione sul cellulare Fantacalcio Si! Il suo modo spensierato e ludico di vivere il fantacalcio è stato un esempio per tutti. 4
· CARLO MANCINI (WAILERS): con la Coppa succede un guazzabuglio, tra forum, sondaggi e interpretazione dei regolamenti. Lui accetta l’esclusione dai Quarti con estremo fair play, pur senza nascondere il suo disappunto. Poteva far nascere un caso, ha preferito continuare a giocare: tanto di cappello. 5
· GIANNI NARDIELLO (AQUILAE): Gianni Nardiello si merita anche questa nomination grazie alla cessione di Sereni per Handanovic, che ha consentito a Stefano Errico, suo concorrente per la salvezza, di poter acquistare un portiere titolare. In generale, ma quest’anno in particolare, questo gesto è indice di grande sportività e signorilità, ma soprattutto riporta tutti sulla strada iniziale del gioco, ossia il divertimento. 1
6) PANTALEO CORVINO D’ORO (miglior acquisto)
7) ROBERTO RIZZO D’ORO (miglior giovane scoperto)
8) ERNESTO CHEVANTON D’ORO (migliore rivelazione)
9) PEPPINO PAVONE DI LEGNO (peggior affare)
9) CARLO REGALIA DI LEGNO (maggiore delusione)
RICONOSCIMENTI SERIE A GREEN 2006-07
Ecco le nomination per i 12 premi più contesi della Serie A Green. Come si vota:
basta mandare una mail a lukygreen@libero.it esprimendo le 12 preferenze. In questo modo il voto resterà segreto.
Si vota fino a giovedì 7 alle 17 (perché dopo non posso più consultare internet).
1) PANCHINA D’ORO (miglior allenatore)
· LUIGI MAGGIORE (STAR9): Per il terzo anno consecutivo il mister di Calimera concorre per il titolo di miglior allenatore. Con una squadra sulla carta mediocre centra un terzo posto che sa di miracoloso, arriva in semifinale di Champions e piazza Stankovic sul podio dei cannonieri. Scusate se è poco.
· GIOVANNI TONTODONATI (RANGERS): Perde il titolo per un soffio a causa degli scontri diretti, ma il suo sms con la formazione al sabato non manca mai. Capisce che per essere competitivi nella Serie A Green non si possono fare altri tornei, per cui trascura il fantacalcio del suo paese, seppur molto sentito. La sua competenza calcistica non si discute.
· LUCA BRINDISINO (LUPIAE): non voleva assolutamente mancare all’appuntamento col titolo nell’anno del decennale della fondazione del Lupiae. Rimane in testa dalla prima alla ventunesima giornata, scende al terzo posto solo per due settimane ed esce in semifinale di Champions con la vincitrice Amici. Uno scudetto voluto e ottenuto con lacrime, sudore e sangue.
2) PANCHINA DI LEGNO (peggior allenatore)
· DAVIDE D’ADAMO (PIGMEO): si presenta alla Serie A Green con un’intervista altisonante e i primi risultati sembrano dargli ragione. Poi il calo, dovuto all’inesperienza e alla troppa foga, come già dimostrato in sede d’asta con il caso-Vucinic. Retrocede mestamente alla penultima giornata, quando bastava mettere un capitano per fare più di 67.
· MATTEO CASILLI (FASHION): Svogliato, approssimativo, impreparato. Chi più ne ha più ne metta. Nemmeno la famigerata rivalità coi cugini dell’Atletico quest’anno riesce a svegliare dal torpore il neolaureato Matteo Casilli. La querelle-Del Grosso è solo la punta dell’iceberg: retrocessione inevitabile, così come la lettera di dimissioni.
· MARCO PETITO (PACCIANI): Da presidente costruisce una squadra da Champions, da allenatore sciupa tutto con la solita lascivia (vedi ultima giornata, con Lucarelli e Rossini in panchina). Dà la formazione solo se qualcuno glielo ricorda, e questo è inaccettabile in un torneo a 16 squadre. Risultato? Ovviamente identico a quello dei due anni precedenti: retrocessione. Peccato.
3) SCRIVANIA D’ORO (miglior presidente)
· GIOVANNI TONTODONATI (RANGERS): Dopo l’ottavo posto dell’anno scorso qualcuno deve averlo preso un po’ troppo sottogamba. Fatto sta che Giovanni Tontodonati allestisce a settembre un organico che effettivamente, eccezion fatta per Maicon, rimane lo stesso fino a maggio e centra il secondo posto. Chi gioca nella Serie A Green sa perfettamente che mettere 11 titolari ogni domenica è sempre una peripezia: lui non ha avuto nemmeno bisogno del mercato di riparazione. Chapeau.
· LUCA BRINDISINO (LUPIAE): A febbraio la rosa del Lupiae è inferiore a quella dei Rangers. Brindisino se ne avvede e corre ai ripari in grande stile: Pizarro, Corini, Foggia e Di Biagio sono il frutto di giorni intensissimi di mercato, vissuti tra internet, telefono e incontri face-to-face 24 ore su 24. Quando a settembre prende Crespo per Toni gli altri hanno già pronta la camicia di forza: lui l’accetta di buon grado, ma con uno scudetto cucitole sul petto.
· SALVATORE ALAIMO, detto TOTO’ (AKRAGAS): Due retrocessioni consecutive bruciano. Alaimo non ci sta a fare la squadra materasso ma non smentisce la politica che lo ha contraddistinto sinora: puntare sui giovani e su qualche chioccia. Quest’anno però imbrocca praticamente tutte le scelte, da Pandev a Figo, da Matteini a Cavani fino a Vieri, che gli consente lo sprint finale decisivo, in barba a chi dava per bolliti sia Bobo, che Toto…
4) SCRIVANIA DI LEGNO (peggior presidente)
· MATTEO CASILLI (FASHION): Troppa Roma, troppa Roma. Anche quest’anno la passione dell’ultras ha la meglio sulla razionalità del Presidente. Ma l’annus horribilis del Real Fashion si completa con il totale disinteresse per le sorti della squadra, come dimostra il blog inutile e vuoto aperto a settembre e il fatto che si fa gestire il mercato da Dario Brindisino senza curarsi né di acquisti né di cessioni, con un’indifferenza che ha il suo culmine nell’affaire Del Grosso. Inaccettabile.
· MATTIA D’ALESSANDRO (DOLPHINS): Era stata la rivelazione della scorsa stagione: terzo in campionato e duello con Tontodonati stravinto. Quest’anno i ruoli si sono invertiti e i Dolphins di Mattia D’Alessandro non sono andati oltre una tranquilla salvezza. Colpa anche di un mercato tutt’altro che avveduto che ha visto gli abruzzesi privarsi a un certo punto di Taddei, Locatelli, Di Natale e Manfredini per Luciano, Giacomazzi e un imbarazzante Adriano, autore di una sola rete nella Serie A Green. Fatto sta che D’Alessandro perde ben presto le speranze di un campionato di vertice e gestisce la squadra con troppa sufficienza. Tutto fumo e niente arrosto.
· DOMENICO SERGI (DELINQUERE): L’esordio nella Serie A Green, si sa, non è mai facile. L’esperienza rappresenta un fattore fondamentale in un torneo in cui le doti da allenatore, da sole, non bastano. Lo ha imparato a sue spese Domenico Sergi, che col suo Delinquere riesce comunque a salvarsi per il rotto della cuffia, nonostante parecchie operazioni di mercato discutibili. Di lui si dice che sia diventato la squadra B del Curtale, ma anche alcune scelte operate a settembre sono sembrate poco felici. Fieno in cascina, ma sicuramente non un’annata da ricordare.
5) PREMIO FAIR PLAY (per il manager più sportivo)
· CARLO MANCINI (WAILERS): Incommensurabile il suo self-control durante l’asta quando D’Adamo minaccia di rigargli la macchina se non avesse riavuto Mirko Vucinic, secondo lui sottrattogli illegalmente dal Presidente dei Wailers. Alla fine, dopo qualche mese, Mancini cede e scambia il montenegrino con Julio Ricardo Cruz. Preso dal rimorso, decide che la trattativa era troppo conveniente per essere vera, e vende Cruz al Curtale per Cocco: se non è fair play questo…
· LUCA BRINDISINO (LUPIAE): Quando Vicinelli espugna il Sant’Oronzo schierando due capitani, la tentazione di fare ricorso è forte…Prende Bogdani dal Pacciani in cambio di Danilevicius al termine di una trattativa estenuante, ma dopo 5 giorni Petito lo richiede indietro perché non ha bisogno di una precedenza. Il Lupiae quel mese perde praticamente sempre un voto in attacco, ma Bogdani torna al Pacciani.
· MARCO GALLICCHIO (RULES): Accetta la più impossibile delle sfide subentrando al cestinabile Corazza alla guida di una squadra già retrocessa in partenza, con mille infortunati e titolari che si contano sulle dita di una mano. Afferma: “L’obiettivo è quello di non arrivare ultimo”. Ci riesce in pieno e, ciononostante, consegna la formazione anche all’ultima giornata contro i Rangers per non falsare la lotta scudetto. Un signore.
6) PANTALEO CORVINO D’ORO (miglior acquisto)
7) GINO DIMITRI D’ORO (miglior affare)
8) ROBERTO RIZZO D’ORO (miglior giovane scoperto)
9) ERNESTO CHEVANTON D’ORO (migliore rivelazione)
9) PEPPINO PAVONE DI LEGNO (peggior affare)
10) CARLO REGALIA DI LEGNO (maggiore delusione)
11) JOHNATAN BACHINI DI LEGNO (honoris doping)
12) ALESSANDRO CONTICCHIO D’ORO (miglior capitano)
Mi raccomando:
NON votate postando un commento qui sotto, altrimenti si leva tutta la suspence e giovedì poi ci spacchiamo le balle.
A proposito:
GIOVEDì 7 GIUGNO avrà luogo la festa conclusiva della Serie A Green 2006-07. Ecco il programma:
· Ore 21.30: ritrovo presso il fedelissimo pizzettaro egizio-napoletano Attìa in via Albalonga per una cena a basso costo.
· Ore 23: appuntamento al Link Island in via Casilina 111, dove avverranno nell’ordine: la riunione di Lega, consegna dei premi in denaro, consegna dei riconoscimenti, torneo di playstation, good reggae vibes, Mattia D’Alessandro Ethilic Show.
NON MANCATE!!